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con il patrocinio di

ANDI Roma

Giuseppe Marzo – Vincenzo Quinzi

L’Ortodonzia del Paziente in età evolutiva: scienza ed esperienza

Lo scopo del corso è insegnare le molteplici sfaccettature dell’ortodonzia del paziente in età evolutiva. L’infanzia, infatti, è un’età ideale per correggere una malocclusione, sia perché si può intervenire sulla direzione di crescita dento-scheletrica, sia perché la collaborazione dei bambini è decisamente maggiore rispetto a quella degli adolescenti.

I trattamenti risultano meno invasivi, meno costosi, più rapidi, ben facilmente sopportabili e spesso risolutivi.

L’ortodonzia dei bambini in crescita non è nuova nel panorama, ma sta crescendo in modo esponenziale in questi ultimi anni, soprattutto grazie alla maggiore attenzione delle famiglie verso la salute orale dei loro figli.

Il clinico deve imparare a osservare, fare diagnosi precoce anche dai piccoli segni o sintomi, riuscendo così a intercettare, prevenire o ridurre i tempi di terapia non solo di molte malocclusioni, ma anche di varie malformazioni.

Il clinico deve saper riconoscere quali sono i casi che beneficiano di un trattamento precoce, ma deve riconoscere anche quali casi non possono essere trattati precocemente, ma devono essere rimandati ad un età adulta dove si potranno perseguire, funzione, estetica e stabilità dei risultati.

Durante le lezioni si illustreranno numerosi casi clinici trattati nel corso degli anni per ogni singolo argomento.

In fase di accreditamento ECM

AREA DI COMPETENZA:
Competenze tecnico-specialistiche

OBIETTIVO FORMATIVO MINISTERIALE
Contenuti tecnico-professionali (conoscenze e competenze) specifici di ciascuna professione, di ciascuna specializzazione e di ciascuna attività ultraspecialistica.

CATEGORIA PROFESSIONALE:
ODONTOIATRI

RESPONSABILE SCIENTIFICO
Prof. Giuseppe Marzo

Il Programma

da Febbraio a Novembre 2020
Posti limitati (max 20 posti) / 6 incontri di 3 giorni ognuno 

Le date

  • 14-15-16 Febbraio
  • 17-18-19 Aprile
  • 29-30-31 Maggio
  • 17-18-19 Luglio
  • 11-12-13 Settembre
  • 13 -14-15 Novembre

Orari delle Lezioni

Venerdì
9.30 – 11.00 Lezione
11.00 – 1 1.30 coffee break
11.30 – 13.00 Lezione
13.00 – 14.30 pranzo
14.30 – 16.00 Lezione
16.00 – 16.30 coffee break
16.30 – 18.30 Lezione

Sabato
9.30 – 11.00 Lezione
11.00 – 1 1.30 coffee break
11.30 – 13.00 Lezione
13.00 – 14.30 pranzo
14.30 – 16.00 Lezione
16.00 – 16.30 coffee break
16.30 – 18.30 Lezione

Domenica
9.00-10.30 Lezione
10.30-11.00 coffee break
11.00-13.00 Lezione

Info corso

da Febbraio a Novembre 2020
Posti limitati (max 20 posti)
6 incontri di 3 giorni ognuno

Costo del Corso € 4.800,00 + IVA
€ 800,00 + IVA acconto (al momento dell’iscrizione)
€ 2000,00 + IVA rata (aprile 2020)
€ 2000,00 + IVA saldo (luglio 2020)
Singola lezione € 900,00* + IVA (senza ECM)
*(Errata Corridge su volantino cartaceo)

10% di sconto per i soci AIO e ANDI

I quadri clinici dell’ortodonzia pediatrica, occlusione e malocclusione, sviluppo dell’occlusione, la crescita cranio-facciale e il trattamento ortopedico

Raramente ai nostri giorni un bambino viene visto dal dentista a permuta dentale completata; sempre più spesso, in seguito a una più diffusa consapevolezza sociale dell’importanza della salute orale, la prima visita avviene in dentatura decidua o mista.
La domanda che più frequentemente l’odontoiatra generico o lo specialista si sente porre è se il piccolo ha bisogno o meno dell’apparecchio. Poiché già nelle prime dentature si è in grado di diagnosticare la presenza di una malocclusione – più o meno conclamata -, l’odontoiatra dovrà stabilire, una volta posta la diagnosi, quali siano il tempo e le modalità ideali del trattamento.
L’ortodonzia dei primi anni di vita rappresenta un capitolo tra i più affascinanti, perché in questa fase l’odontoiatra si confronta non solo con la variabilità individuale della crescita facciale e con la sua modificabilità, a seconda delle abitudini orali del bambino e dello sviluppo dei processi dento-alveolari, ma anche con la possibilità di effettuare in pazienti generalmente più collaborativi trattamenti semplici, di breve durata e affatto costosi che possono essere in grado di risolvere definitivamente una malocclusione.
Una malocclusione non trattata può costituire una condizione “naturale” o “normale” per gran parte degli individui, ma questo non significa che tale condizione sia comunque confortevole, funzionalmente efficiente, esteticamente piacevole o salutare da un punto di vista fisiologico e psicologico.

Semeiotica e diagnosi ortodontica

Per porre una diagnosi di malocclusione dentale o dento-scheletrica s’inizia con la lettura intra-orale dei segni della malocclusione, come per esempio la presenza di un morso crociato posteriore, accompagnandola all’interpretazione della faccia del bambino di cui si analizzano i tessuti molli. Si passa quindi allo studio dei tessuti duri ricorrendo a due esami di base: la tele-radiografia in proiezione latero-laterale, con cui si definisce la cornice scheletrica della malocclusione, e l’ortopantomografia delle arcate dentali, che fornisce un quadro complessivo dello stato degli elementi dentari e dei mascellari.
Il ricorso a modelli di studio delle arcate dentarie e a specifiche fotografie intra ed extra-orali completerà la documentazione dell’iter diagnostico.
Durante l’anamnesi generale del paziente vanno ricercate la familiarità per la III Classe scheletrica o per inclusioni del canino e la presenza pregressa o in atto di abitudini orali.

Gli apparecchi di base delle prime due dentature

Nelle prime due dentature le apparecchiature base da utilizzare sono semplici e in grado di ottenere risultati prevedibili e predicibili in breve tempo. Per alcune di loro l’efficacia dipende dalla collaborazione dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Le varie tipologie di TEO (trazioni extra-orali), di ERP (espansore rapido del palato), del 2×4 (apparecchio fisso ad ancoraggio misto), del Lip Bumper (apparecchio funzionale), infine degli Apparecchi Funzionali (Frankel, Twin-block, Andresen, Bionator, Sander, Elevatore di Bonnet), sono tutto ciò che occorre ad un ortodontista per trattare efficacemente i pazienti in crescita.

L’affollamento ovvero la malocclusione più frequente

L’affollamento è la forma più frequente di malocclusione e ha una forte tendenza ereditaria; è così comune che i denti affollati sono la regola piuttosto che l’eccezione.
Negli Stati Uniti a cavallo degli anni ’90 nell’ambito del NHANES III (National Health and Nutrition Estimates Survey) è stato condotto uno studio sulla prevalenza delle malocclusioni dentali su un campione di 14.000 soggetti rappresentativi della popolazione americana. Nell’occasione è stata valutata la prevalenza dell’affollamento a partire dalla terza fase della permuta: presente in circa 1 bambino su 2 in dentizione mista (45% del campione visitato), arriva a coinvolgere 2 adulti su 3 in dentatura permanente (66,5% di soggetti dai 18 ai 50 anni). L’affollamento è, pertanto, una malocclusione che non si autocorregge, anzi peggiora nel tempo. Se presente in dentatura, decidua si aggraverà nelle due successive. In genere si aggrava negli anni seguenti al completamento della permuta e coinvolge un 50% degli individui che ne erano esenti nella prima decade di vita. Il peggioramento dell’affollamento avviene concomitantemente alla fisiologica diminuzione della lunghezza delle arcate dentali.

Il morso crociato posteriore e le malocclusioni sul piano trasversale

Il morso crociato posteriore mono-laterale, comunemente definito cross bite (XB), è una delle malocclusioni più frequenti ed è la conseguenza di una discrepanza della dimensione trasversale tra i due mascellari caratterizzata da un’arcata superiore contratta rispetto all’inferiore. Durante i movimenti di chiusura la mandibola, al fine di evitare interferenze occlusali, è costretta a deviare da un lato, inducendo così un compenso muscolare. In intercuspidazione massima, le due linee interincisive non sono più coincidenti, la mediana inferiore devia verso il lato in cross bite e provoca un’asimmetria facciale per scivolamento del mento verso il lato in cross bite. La rotazione mandibolare provoca una discrepanza sagittale della dentatura con il lato in cross bite che tende a relazioni dentali di II Classe e con le cuspidi palatali dei denti superiori che non chiudono nelle fosse centrali dei denti inferiori, mentre in quello non in cross bite le relazioni dentali sono di I–III Classe. A una visione frontale della dentatura è presente un canto con la parte in cross bite più bassa di quella normale.

L’overjet aumentato e le malocclusioni di I e II classe sul piano sagittale

In individui con occlusione e rapporti scheletrici normali, l’entità della crescita del mascellare superiore e della mandibola è equilibrata e sincronizzata. Il loro profilo risulta piacevole e ben bilanciato. La mancanza di equilibrio della crescita dei mascellari porta alla comparsa di una disgnazia di II o III Classe. Le malocclusioni di I classe, sono le forme più frequenti visto che rappresentano il 70% delle malocclusioni. Di norma scheletricamente equilibrate, con rapporti molari di I Classe, si caratterizzano per la presenza di uno o più tratti malocclusivi quali: affollamento, spaziature, rotazioni, malposizioni dentali, morsi crociati posteriori o anteriori, morsi aperti o profondi. Se sono presenti overjet aumentati, specie di svariati millimetri, è frequente il riscontro di spaziature fra i frontali superiori con interposizione del labbro inferiore.
In individui con malocclusione di II Classe c’è una discrepanza sagittale tra la dentatura dei due mascellari, con un arretramento a carico dell’inferiore, che può essere accompagnata o meno da una discrepanza scheletrica. La loro prevalenza si aggira attorno al 25% della popolazione infantile.

Il morso inverso e le malocclusioni di III classe sul piano sagittale

Rappresenta una malocclusione che può essere limitata solo ai denti o essere la spia di una disgnazia scheletrica di III Classe. In questo caso la discrepanza può caratterizzarsi per retrusione del mascellare superiore o per avanzamento dell’inferiore o per una combinazione di entrambi.
In dentatura decidua può essere la manifestazione o di una III Classe scheletrica (vera) o di una pseudo III Classe, come nel caso di una retroinclinazione degli incisivi superiori in soggetti che peraltro sono scheletricamente equilibrati. Si può manifestare anche per la presenza di precontatti dentali anteriori che costringono il bambino a chiudere avanzando la mandibola (altra forma di pseudo III Classe) o a causa di agenesie dentali del gruppo frontale superiore che diminuiscono il perimetro dell’arcata superiore.
La III Classe non è una singola e definita entità dento-scheletrica. Lo squilibrio scheletrico sul piano sagittale si concretizza in vari modi: con retromaxillia e normomandibolia, oppure con retromaxillia e prognazia mandibolare o con normomaxillia e prognazia mandibolare.

Il morso aperto nelle abitudini orali e il bruxismo, il morso aperto e il morso coperto: le malocclusioni sul piano verticale

Lo sviluppo di una malocclusione, analogamente alla crescita fisica, va considerato come “il prodotto di un’interazione fra la proliferazione cellulare geneticamente controllata e le influenze ambientali che modificano il programma genetico”. Si prenda l’esempio dell’abitudine del succhiamento del dito: questo comportamento acquisito già nei primi mesi di vita, se protratto nel tempo, provoca una malocclusione dentale, modificando la funzionalità dei tessuti molli. È altresì utile considerare il rap- porto fra queste abitudini e l’apparato dento-scheletrico non sempre come un rapporto causa-effetto, ma spesso come un’associazione.
Le abitudini più comuni sono quelle non nutritive, l’interposizione della lingua a riposo, la deglutizione con interposizione linguale, i disturbi della respirazione che nelle forme più gravi si concretizzano nei quadri clinici di OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome) e il bruxismo.
Spesso i termini morso aperto e iperdivergenza sono utilizzati come sinonimi senza esserlo. L’iperdivergenza, concetto che compete allo scheletro facciale, è caratterizzata principalmente, ma non esclusivamente, dalla modalità di crescita della mandibola che durante il suo sviluppo si allontana dalla base cranica (“diverge”), aumentando così le dimensioni verticali della faccia e in modo specifico quelle della parte anteriore.
L’open bite è un’alterazione in senso verticale dei normali rapporti occlusali con perdita di contatto fra i denti anteriori (open bite anteriore)
Nei soggetti ipodivergenti scheletrici l’altezza facciale anteriore è ridotta come conseguenza di un pattern di crescita scheletrico che prevede: una crescita del condilo, tendenzialmente verticale o in avanti, maggiore della crescita delle suture del mascellare superiore; una eccessiva crescita della mandibola in avanti e verso l’alto; una ridotta crescita dei processi dento-alveolari.

Anomalie dentali e quadri clinici riscontrabili nei vari tipi di malocclusione

Nelle prime due dentature sono reperibili situazioni cliniche che possono riguardare i singoli denti (quali per esempio l’agenesia), la loro permuta, la loro posizione e la loro perdita precoce o altre rare anomalie eruttive.
Un dente deciduo dovrebbe lasciare il posto in arcata al succedaneo quando la radice del permanente si è formata per i tre quarti. Nel caso non succedesse, l’elemento permanente deve essere considerato come un dente ritenuto e il deciduo va rimosso.
La presenza di sovrannumerari è un’evenienza poco comune che può riguardare sia la serie decidua che la permanente. La sua prevalenza nella dentatura decidua è al di sotto dell’1%, mentre arriva al 3% in quella permanente. Se presente in dentatura decidua, nel 60% dei casi si ripresenta nella definitiva.
Il dente doppio è un’anomalia complessa che riguarda la forma e la dimensione dei denti e che si può repertare sia nei decidui sia nei permanenti. Con il termine double tooth (dente doppio) gli autori anglosassoni comprendono sia la geminazione che la fusione.
L’eruzione ectopica è il disturbo nella via di eruzione di un dente permanente che esita in un malposizionamento dello stesso a distanza dalla sua normale posizione anatomica. Le cause dell’eruzione ectopica sono multifattoriali, con una componente genetica suggerita dall’ereditarietà della patologia.
In entrambe le dentature possono mancare dei denti. In dentatura decidua la loro prevalenza è molto bassa (<1%). Sono colpiti quasi esclusivamente gli incisivi e in particolare i laterali.
C’è di norma una forte correlazione con la dentatura permanente, ossia la mancanza di un elemento deciduo corrisponde all’assenza del succedaneo.

Il canino superiore: quando sospettarne il rischio di inclusione in dentatura mista e come intervenire

Dopo i terzi molari, i denti che vanno incontro più frequentemente a inclusione ossea sono i canini superiori e sta all’ortodontista, quando possibile, intercettare questa eventualità, favorendone, invece, l’eruzione in arcata.
La prevalenza nella popolazione caucasica si aggira attorno all’1-3%. Il mascellare superiore è colpito 10 volte più dell’inferiore così come il sesso femminile, nel quale ha una incidenza 2/3 volte maggiore rispetto a quello maschile.
L’inclusione è di gran lunga maggiore nel versante palatino (85% dei casi) e si distingue il dislocamento palatale (PDC: Palatal Displacement of the Canine) dall’inclusione palatale del canino (PIC: Palatal Inclusion of the Canine); nel primo caso si tratta del riscontro di un’anomala posizione del den- te durante la sua fase di sviluppo e discesa, nel secondo caso si fa riferimento alla posizione intraossea che il canino acquisisce una volta persa la propria vis eruttiva. L’inclusione vestibolare, invece, come quella intrarcata, oltre a essere meno frequente è una manifestazione di affollamento dentale, piuttosto che di vero dislocamento.

I Relatori

Prof. Giuseppe Marzo
Prof. Giuseppe Marzo

Laureato in Medicina e Chirurgia nell’Università degli Studi di Bologna il 31 marzo 1984. Ha conseguito il diploma di Specializzazione in Odontostomatologia il 18 luglio 1989, con votazione 70/70 e lode. è professore di 1^ fascia nell’Università degli Studi dell’Aquila. è Direttore della Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Dott. Vincenzo Quinzi
Dott. Vincenzo Quinzi

Dopo il Diploma di Odontotecnico si laurea con lode, nel 2003, in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Consegue, inoltre, il Master in Terapia Ortognatodontica Gnatologica con lode e, successivamente, nel 2008, diventa Dottore di Ricerca in Chirurgia Sperimentale con lode. Nel 2011 consegue la Specializzazione in Ortognatodonzia, con lode.

Attualmente collabora, in qualità di docente, presso la Scuola di Specializzazione dell’Università degli Studi di L’Aquila, Direttore Prof. Giuseppe Marzo.

Ospite: Dott.ssa Valentina Lanteri
Ospite: Dott.ssa Valentina Lanteri

Dopo la laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 2002 consegue la Specializzazione in Ortognatodonzia nel 2005, entrambe con lode, presso l’Università degli Studi di Pavia, il Diploma di Perfezionamento in Odontoiatria Infantile presso l’Università degli Studi di Firenze nel 2008, il Master di II livello in Odontoiatria Infantile e Ortodonzia Intercettiva presso l’Università degli Studi di Pisa nel 2009 e il Master di II livello in Benessere, Alimentazione, Sonno e Medicina Termale, presso l’Università  degli  Studi  di  Pisa  nel  2010. Nel 2017 ha ottenuto il Dottorato di Ricerca (PhD) in Oral Sciences presso l’Università di Milano. In campo accademico è stata dapprima Cultore della materia di Malocclusioni e Disfunzioni Cranio-Mandibolari dell’Ateneo della Magna Graecia e successivamente Professore a Contratto di Educazione all’Igiene Orale integrata agli Insegnamenti di Discipline Odontostomatologiche presso il Corso di Laurea in Igiene Dentale – Università di Pavia dal 2005 al 2013. Attualmente è Post Doc Researcher presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano. Ha al suo attivo numerosi corsi, relazioni congressuali ed è autrice e coautrice di numerose pubblicazioni scientifiche e testi di argomenti ortodontici.

La Location

Immerso nel verde della natura, l’Hotel La Compagnia del Viaggiatore è situato a pochi minuti dal centro della città dell’Aquila, in una zona molto tranquilla, rappresenta un piacevole mix di comfort, accoglienza e servizi di qualità.

Come arrivare

In auto:
Da Roma/A1: percorrere l’autostrada A24 in direzione TERAMO, uscita casello L’AQUILA OVEST

Da Teramo/A14 da Nord: percorrere l’autostrada A24 in direzione ROMA, uscita casello L’AQUILA OVEST

Da Pescara/A14 da Sud: percorrere l’autostrada A25 in direzione ROMA, uscita BUSSI-POPOLI, seguire le indicazioni per L’AQUILA

Mezzi pubblici:
La soluzione migliore per raggiungere L’Aquila con i mezzi pubblici è in autobus, sconsigliamo l’utilizzo della rete ferroviaria.

Le compagnie che consigliamo sono:
GASPARI BUS
FLIXBUS – Ha come Partner anche Baltour e Roma-Marche Autolinee
TUA

Tutte le compagnie, eccetto la TUA, fanno capolinea sulla S.S. 17, zona Hotel Amiternum, dove è presente una stazione TAXI.

Compagnie di TAXI:
Radio Taxi L’Aquila – 086225165
TAXI 0862.0222

Compagnia di trasporti pubblici: AMA s.p.a

Modulo d'iscrizione





Contatta la segreteria

info@laquilacongressi.it
3293137171 – 3492954835

Benvenuti a L'Aquila

L’Aquila è situata a 721 m s.l.m., nel cuore dell’Abruzzo, regione di cui è Capoluogo. La città è nota per i personaggi di Pietro da Morrone (Papa Celestino V) e Bernardino da Siena, sepolti rispettivamente nella basilica di Santa Maria di Collemaggio e nella basilica di San Bernardino. Le tradizioni secolari riguardano la Perdonanza Celestiniana, ovvero il primo giubileo della storia. Dopo il sisma del 2009, il centro storico gode attualmente di magnifici palazzi di elevata valenza storica riportati al loro originario splendore.

Extra del Corso

Visita guidata del centro storico della Città dell’Aquila
Sarà previsto un tour guidato del centro storico della Città dell’Aquila, alla scoperta della storia e della cultura che da secoli la identifica. Saranno visitate: la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Basilica di San Bernardino, il Castello Cinquecentesco e gli altri maggiori luoghi di interesse.

(data da definire)

Cena di Gala
Una serata di condivisione sociale, in un’atmosfera elegante e di festa per assaporare le prelibatezze locali.

(data da definire)

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